Calidoscopi
Un momento effimero, un istante che sfiora appena il tempo, un lasso di tempo che sisarebbe perduto definitivamente nella storia, in una frazione di secondo, si è cementato in una macchina fotografica.
L’albero,il nonno, la bambina, il gatto. C’è la curiosità, schiva e di sfida, nello sguardo della bambina. C’è la diffidenza. Ma la paura, come protetta dall’albero, si è fatta familiare, sopportabile, quotidiana, al pari di tante e tante paure.
Paradossalmente, è la macchina fotografica che esita : vede che la vita comincia e ritorna, ed ha bisogno del suo albero. Persone che hanno visto, si sentono coinvolti, si fanno albero per la macchina fotografica, la sostengono nel loro ventre. E appaiono nuovi gesti che rifondano l’atto: disegno, pittura su diversi supporti, scultura, una poesia, rielaborazioni fotografiche, manipolazioni, gioielli.
Trenta atti su una frazione di secondo, l’atto collettivo che ha origine da una macchina fotografica che interroga ed è interrogata, l’atto plurale che implica una apertura allo sguardo, un’ottica da parte di ogni vita, un caleidoscopio nel quale la libertà muove la ruota su cui gira il tempo.
Carmen Wop
Tradotto per Domenico Russo